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Quando
è invalso l'uso di cucinare il baccalà nella maniera
a noi più nota e conosciuta in tutto il mondo? "Si
racconta che, nel 1269, i vicentini che tentavano
l'assalto al castello di Montebello, difeso dai veronesi,
alle guardie che gridavano altola', rispondessero:
oh, che bello, noi portiamo polenta e baccala'. E
subito i veronesi, golosi, spalancarono il portone
."
E' noto che il baccalà lotta con Palladio per conquistare
il trono di simbolo della città di Vicenza nel mondo.
A Rost , una delle piu' sperdute fra le isole Lofoten
al largo della Norvegia , piu' di quattro secoli fa
,( 1432) naufrago' la spedizione agli ordini del capitano
veneziano Pietro Querini e li ', per un singolare
effetto a lungo termine di quello sbarco avventuroso
, oggi hanno Vicenza nel cuore. Il merito è degli
stoccafissi che capitan Querini porto' con se' rientrando
a casa , e che a illuminati gastronomi vicentini ispirarono
, previo opportuno trattamento la nascita del piatto
chiamato baccalà , raccomandabile con polenta .
I vicentini videro nello stoccafisso una alternativa
al costoso pesce fresco , oltretutto facilmente deperibile
. Nell' ottobre 1580 ,
all' aprirsi dell 'era palladiana , arriva a Vicenza
Michel de Montaigne; Vicenza gli appare come una "grande
citta'.piena di palazzi gentilizi", ma niente di piu'
. Nel suo celebre "Journal de Voyage en Italie" ,
lascia un mediocre appunto su Vicenza , ma il suo
entusiasmo letterario riprende fuoco solo per un pranzo
in cui era incluso il famoso "piatto nazionale" dei
vicentini: il baccalà.
E’ corretto fare una distinzione : i vicentini chiamano lo stoccafisso con il nome di Bacalà (con una c solamente), perche’ a Vicenza quando si parla di Baccalà (con due c) ci si riferisce a quello salato non a quello secco. Pertanto lavorando e parlando del pesce secco, i vicentini lo chiamano Bacalà , altrimenti per baccalà si intenderebbe il pesce fresco e salato. Questo distinguo vale per la citta di Vicenza. Qui, nel nostro sito internet riporteremo il nome Baccalà (con due c) nella corretta dizione italiana, solo per facilitare la lettura e la ricerca del sito, ma ricordate: per i vicentini si usa dire “Bacalà alla Vicentina”.
"SIORA
VITTORIA", LA CREATRICE DEL "BACALA' ALLA
VICENTINA"
1890:
tempo lontano , quasi irreale.. La citta' sonnecchiava
: i "titolati" si radunavano al loro circolo che si
chiamava appunto "Casino dei nobili" e trascorrevano
le lunghe serate nei virtuosismi del biliardo o commentando
le gazzette ; le signorine accompagnate dalle vigilanti
genitrici , compievano la passeggiata crepuscolare
per il Corso con meta il caffè "Cavour" , per
l'aranciata o il gelato da sorbire golosamente.
Uno dei ritrovi piu' in voga , era quello della trattoria
"Polenta e baccala' " aperto dalla signora Giuseppina
Terribile in Bianco , detta familiarmente la "siora
Vitoria".
La "siora Vitoria" era diventata in breve una vera
e propria istituzione cittadina .
Verso il mezzogiorno del lunedi' , giornata consacrata
in specialissimo modo alle scampagnate degli orefici
, la trattoria della "Siora Vitoria" era gremita di
clienti che consumavano in allegria il piatto tipicamente
vicentino di cui la proprietaria possedeva l'unica
infallibile ricetta.." Buona scelta della materia
prima , abbondanza di olio ottimo , pochi intrugli
e tanta cucina , vale a dire preparazione e cottura
lentissima ..". Le ordinazioni e le esclamazioni di
compiacimento , si incrociavano da saletta a saletta
, da corte a corte .
La "siora Vitoria", negli anni che trascorsero , si
mantenne sempre la stessa : la fama del "bacalà alla
vicentina " , intanto , aveva varcato i confini della
provincia ; le automobili dapprima rumorose ma lente
, e via via piu' snelle , piu' silenziose , piu' moderne
si fermavano davanti alla trattoria : scendevano signore
eleganti e signori vestiti all'ultima moda , si fermavano
all'ombra del pergolato e gustavano il piatto tradizionale
. L'orologio del tempo ha segnato tante ore nel suo
quadrante , ma il "baccalà alla vicentina" , scoperta
personale della "siora Vitoria", continua ad attirare
clienti da ogni centro della provincia e da altre
regioni . -bon apetito- sembra dire la buona antica
proprietaria dalla fotografia che campeggia su di
una parete della sala grande . E gli occhi le splendono
. Pensa forse con nostalgia ai fornelli della sua
cucina ...
(a
cura di TETO LUCANGELI)
BACCALA'
O STOCCAFISSO ?
Baccala' !! Sinonimo di incontro succulento , leccornìa
da gran gastronomi , che si ripete puntualmente al
venerdì di ogni settimana ormai da secoli . E proprio
per tale tradizione radicata nella gente , non c'e'
verso che il vicentino , puntiglioso nella tradizione
, accetti di mutare quella parola fatta di storia
secolare , ma altrettanto errata nel suo genuino etimo
. Il baccalà , quello che i vicentini intendono ,
onorano e degustano , altro non e' se non lo stoccafisso
. I nomi baccalà e stoccafisso , esprimono soltanto
due modi diversi di trattare un unico pesce , il merluzzo
, o "gadus morrhua" , della famiglia dei Gadidi ,
pesci ossei del sottordine degli Anacantini ; trattamenti
dovuti a ben precise condizioni climatico-ambientali
per la sua conservazione. La famiglia dei Gadidi conta
ben 140 specie raggruppate a loro volta in 15 generi
. Del nostro pesce sono ricchissime la Norvegia ,
l' Islanda , la Groenlandia , il Mar Baltico e Terranova
, dove domina lì acqua pulita e molto fredda , mentre
quello volgare, o Nasello , e' presente nel Mediterraneo
, ma con caratteristiche diverse . Quello che ci interessa
, e' il Gadus Morrhua dell'ordine dei Teleostei ,
dal colorito verdastro o bruno , con macchiette gialle
sul dorso e una linea laterale bianca su tutto il
corpo , dal ventre brunastro . Lungo fino ad un metro
, un metro e cinquanta , e del peso fino a 50 kg.
Centro di pesca sono le isole Lofoten sulla Costa
settentrionale della Norvegia che pullulano di migliaia
di pescherecci tra dicembre e aprile . La pesca viene
effettuata con reti e ami. Per esca vengono usati
calamari , o tranci di altro pesce . Quindi "baccalà",
che baccala' non e' , ma stoccafisso : i vicentini
sanno benissimo di cosa si tratta , ma continuano
e continueranno a chiamare lo stoccafisso "baccala'".
Perche ? Non si tratta di ignoranza , bensi' di ragionata
e voluta difformita' terminologica dattata da una
ragione fonetica . Andava bene cosi' , anche perche'
"baccalà" era piu' affine alla nostra parlata veneta
, di piu' facile pronuncia che non stoccafisso . Il
nome , quindi , seppur errato , resisterà per secoli
, e continua oggi , tanto da ingenerare discussioni
e non poche confusioni tra i connazionali non veneti
, abituati a chiamare baccalà il merluzzo salato o
fresco , e stoccafisso il merluzzo seccato ai venti
del Nord .
(a
cura di ALDO DALL'IGNA)
TRATTAMENTO CHE IDENTIFICA
E DISTINGUE BACCALA' E STOCCAFISSO.
Una volta pescato il merluzzo , liberato gia' sul
natante della testa , delle pinne , della coda e dell'
intestino , viene immediatamente messo in barili ,
con abbondante sale che ne garantisce il prosciugamento
e la lunga conservazione . Questo e' il baccalà .
Quando invece viene scaricato a riva e portato a seccare
per mesi sui graticci di legno a temperatura che si
aggira sugli zero gradi , esposto quindi all'aria
fredda e ai deboli raggi del sole del cielo nordico
, si ha lo stoccafisso , ovvero stock , legno o bastone
di fish , di pesce , tale apparendo per forma e per
durezza .
Perche' dunque questo diverso trattamento ? La ragione
va riferita alle condizioni ambientali dei periodi
di pesca , in funzione della conservazione del pesce
. E' chiaro che il merluzzo , pescato d'inverno ,
alle latitudini piu' alte e nelle acque piu' fredde
, si presta facilmente all' essicazione perche' esposto
all'aria fredda . D'estate invece , quando la temperatura
sale e pur tuttavia la pesca continua , tale procedimento
, per ovvie ragioni dovute all'alterazione delle carni
, alla difficile loro conservazione , non e' piu'
attuabile , il problema viene risolto con il sistema
del barile e del sale .
Il merluzzo viene aperto e pulito , salato abbondantemente
entro i barili gia' pronti a bordo dei pescherecci
.
Dunque : il baccala' e' il merluzzo aperto a libro
, pulito , deliscato , salato e imbarilato . Lo stoccafisso
, e' il merluzzo aperto , ma seccato all'aria fredda
del Nord , esposto a lungo sui graticci di legno di
Norvegia , e accarezzato da quella tenue luce che
pare riaffiori attraverso l'olio pipante sugli antiani
vicentini quando le terracotte si scaldano lentamente
a fuoco . Con l'ulteriore precisazione : la qualita'
migliore e' quella denominata "ragno".
La
copertina del quaderno contenente
gli atti dell'incontro di studio "Vicenza
e la tradizione del baccalà" a cura
dell'Accademia Italiana della Cucina.
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La
copertina dell'opuscolo promozionale pubblicato
dalla delegazione di Vicenza dell'Accademia italiana
della Cucina
su iniziativa di Vicenza Qualità e
dell'Ente Fiera di Vicenza. |
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Cliccka
sull'icona per conoscere Sandrigo. |
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CALENDARIO
DELLA FESTA DEL BACCALA' A SANDRIGO
La festa si tiene gli ultimi Sabato e Domenica
di Settembre. |
ODE
AL BACALA' e la sò confraternita
| Par
la so celebrazion
na gran storia i gà inventà
che alfin na tradizion
pian pianeo ze diventà.
Cittadini
de Norvegia,
de Vicenza autorità
qua coi nostri i ze venui
a parlar de stà bontà.
Dopo
ampia discussion
sul segreto cusinar
i sa dà na paca in testa
s'à ciamà "fraternità".
Ogni
ano de settembre
paludai in pompa magna
zente nova i ciama rento
ma che sia selazionà.
Ghè
da st'ano quatro in più
che famosi giro i zè
par ciamarse magna-gati
e or...magna bacalà.
Gran
corteo dal Municipio
per le strade alfin i fà
per portare a chi li scolta
questa grande novità:
"Da
stò pesce stoccafisso
duro come un...bacalà
con pazienza e con costanza
se prepara la pietanza.
El
se ciapa, poareto,
se bastona con dileto
quando ben ze frantumà
ne la tecia và posà,
a
mojarse in acqua freda.
Ogni qruattro o cinque ore
l'acqua vecia và cambià
fin che almen tre dì passa.
|
Quando
l'è ben morbidio
la so pele và cavà
el se verze e da le spine
con gran cura se netarà.
Poi
le siole tajà fine
con le ciughe ben trità
el parsemolo el ghe voe
nea padea el và zontà.
Se
prepara stò soffritto
par versarlo d'un bel botto
sora questo stocafisso
a tocheti zà taja.
D'alluminio
o de coto
una tecià và ciapà
la va ben anca de vero
de soffritto za spalmà.
Lo
posemo ben disposto
dopo averlo infarinà
e par sora ghe metemo
el soffritto za vansà,
con
el grana, sale e pepe,
latte e oio a volontà
fino a quando ben coerto
noi vedemo el bacalà.
A
stò punto, sora el fogo,
ma che sia molto lento,
la gran tacia và posà
ed ancor ghe vol pazienza.
Par
finire el cusinar
ogni tanto noi giremo
non el pesce, che ze rento,
ma la tecia sora al fogo,
che
gavemo là a pipar.
Quatro ore ze passà
e, momento assai crucial,
or bisogna controllar.
|
Ogni
pesce gà na storia
e par questo mejo zè
par saver se coto o no
sempre mejo z'el...sajar".
Or
che pronto el piato stà
non ne resta che ciamar
tuti a tola par gustar
questo nettare da Re.
Certamente
quei signori
con manteli e giarettiere
nel rilanciar quel piato
i gà fato un bel mestiere.
E
Sandrigo grande lustro
da sto fatto el ga ciapà
ze el paese più famoso
par magnare el bacalà.
Nell'antica trattoria
che su la strada de Bassan
ze ciamà “da Palmerino”
tradizion ze rispetà.
Ze par questo che i fratei
la gà messa ne la storia
e quà se celebra la gloria
d'un famoso bacalà.
Da stà fama riciamà,
con famosi personagi,
ze rivà anca la RAI
a gustare stà bontà.
G.Gissi 2000
Dalla
ricetta originale approvata dalla "Venerabile
Confraternità del Bacalà" |
| POLENTA
E BACALA'
Chi
xe che gà inventà
"Polenta e bacalà"?
Disìmelo,
creature,
'sto nome, 'sto portento,
che toga le misure
par farghe un monumento.
Dante,
Petrarca e Tasso
xe piavoli al confronto,
Omero xe un pajasso
e Metastasio un tonto.
No
ghe xe al mondo un piato
che possa starghe a peto,
sia lesso o mantecato,
col pien o col torceto.
Fato
a la visentina,
fato a la capuçina,
de sera o de matina:
che roba soprafina!
L'imbalsama,
el sublima,
el sazia, l'incocona
e dentro el te combina
'na festa cussì bona
che
dopo gnanca un'ora
che te lo ghe magnà
vien su...la dolce aurora
de la feliçità.
Agno
Berlese |
ELOGIO
AL BACALA'
Coanto
gustoso
e coanto chel xe bon,
dopo bagnà
e fato cusinare.
A parlo de che pesse,
che el riva da lontan,
da insima ala Nosveja
e insaporio dal mare.
Prima merlusso fresco,
ma coando el xe secà,
coà par noaltri veneti,
el deventa "bacalà".
El xe tanto conossudo,
a credo in tuto el mondo
ma la so nobiltà,
xe solo da noaltri,
da boni polentoni,
che el se la ga ciapà.
Sposando la poenta
el se ga fato un sior,
avendo par compare
on goto de vin bon.
De fato sol cussì,
risaltà la bontà
e in tute le maniere
che'l vegna cusinà,
par chi che se ne intende
e che lo ga magnà
el moto resta sempre:
"Poenta e bacalà".
Adriano De Zotti |
L'
OMELIA DEL PRIORE VIRGILIO SCAPIN
| 1987,
domenica 1 marzo
Signore
e signori,
nel ringraziare l'avvocato Michele Benetazzo
che di questa Confraternita è l'indiscusso
padre fondatore e la città di Sandrigo
per la splendida accoglienza, noi,
ora, nobili Cavalieri, ci proponiamo di difendere
e diffondere con fatti e scritture l'integrità
del baccalà alla vicentina, capolavoro
gastronomico che non solo onora la tavola di
una città, ma tutta la tradizione culinaria
italiana.
Molte sono le insidie che minacciano questo
piatto; molti sono tranelli che gli vengono
tesi. A cominciare dalla materia prima, non
sempre all'altezza della fama, per il pecse
pescato in periodi sbagliati ed essiccato, molte
volte, in modo sommario affrettato, sino alla
fretta e al pressappochismo di certe preparazioni.
Il baccalà alla vicentina è frutto
di intelligenza e intraprendenza per quanto
attiene alle componenti, odia le cotture affrettate
e i segni dell'inpazienza. E' legge sacrosanta
che debba pipare per ore e ore a fuoco lento,
senza scendere a compromessi con nessuna forma
di fast food. Anzi, più è riscaldato,
nei dovuti modi, più acquista in sapore.
Se è buono oggi, domani sarà ancora
migliore.
E oggi e domani noi perseguiremo i contraffattori
di tale tradizione gastronomica! |
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